Perchè la dieta non funziona?

Scitto da il 21 Gen 2016 in Letture Consigliate, News |

Le diete si fanno con la testa, non con la bocca. Se prendiamo in considerazione le numerosi diete che ci sono ai giorni d’oggi ci rendiamo conto di un fatto per così dire paradossale, ossia: tutte le diete sono efficaci ma nessuna funziona effettivamente. Le tantissime diete sono in grado di produrre effetti di reale dimagrimento in chi le segue, il problema si presenta nel mantenimento del risultato ottenuto. Solitamente la maggioranza delle persone dopo un po’ abbandona la dieta e finisce per riprendere peso, molte volte con gli interessi. Il problema di ogni dieta è nel mantenere i risultati nel tempo, è quindi opportuno capire che cosa non permette di mantenere nel tempo una dieta. Quello che rende fallimentare una dieta è che si basano tutte sull’idea del controllo, della limitazione e del sacrificio. Di conseguenza, prima o poi, diventano insopportabili poiché si scontrano con la sensazione fondamentale su cui si basa il nostro rapporto con il cibo: il piacere. Nella nostra società il mangiare non è un dovere ma un piacere, basti pensare che i disordini alimentari non esistono nelle popolazioni che vivono la carenza alimentare. Le inevitabili reazioni che emergono durante o dopo un periodo di restrizione alimentare sono numerose, ma tutte hanno in comune l’effetto di un tentativo di controllo che fa perdere il controllo. Di seguito sono elencate le usuali modalità fallimentari messe in atto per ottenere e mantenere una linea perfetta Più mi astengo e più desidero: una dieta basata sulla restrizione alimentare con un’attenta selezione di cibi fa si che ciò che viene proibito perchè calorico divenga anche il più desiderato. Il successo che alimenta l’insuccesso: riuscire a stare a dieta raggiungendo il peso desiderato per un po’, e poi perdere il controllo e ingrassare di nuovo. Mi lascio andare tanto non ce la faccio: dopo ripetuti fallimenti la persona reagisce lasciandosi andare abbandonandosi completamente al piacere di mangiare e bere interrompendo ogni forma di attività motoria. Frustrate per i vari insuccessi si ribellano lasciandosi andare ai piaceri della tavola senza nessun freno. E’ questo uno dei tanti effetti devastanti dell’evoluzione della famiglia sempre più iperprotettiva e permissiva nei confronti dei figli. Devo consumare più di quanto mangio: l’esrcizio fisico quotidiano prolungato nel tempo diventa una vera e propria ossessione, spesso l’appetito aumenta e quindi aumenta anche l’esercizio fisico e così via arrivando ad un inevitabile crollo, con cessazione di attività fisica con immediato aumento di peso, l’ennesima sconfitta! Se mangio troppo dopo vomito: questa è la forma più perversa e più diffusa di tutte.Vomitare il cibo dopo averlo mangiato e gustato generando nell’organismo una naturale forma di difesa, ossia trattenere tutto ciò che viene ingerito. Questo provoca un aumento di peso...

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Dismorfofobia: la fobia del proprio aspetto

Scitto da il 27 Gen 2015 in Letture Consigliate, News |

La dismorfofobia è un disturbo decisamente moderno poiché è legato al crescente sviluppo del senso estetico come fenomeno sociale e all’evoluzione della chirurgia estetica. La medicina estetica in sè è certamente una cosa buona, utile e preziosa, ma l’uso eccessivo o improprio può renderla decisamente dannosa o pericolosa. E’ proprio quello che succede quando ci troviamo davanti una persona che si fissa su una pecularietà estetica che rifiuta, che vive come un tormento in grado di scatenare reazioni di panico al solo incrociare uno specchio o uno sguardo indiscreto, e ripone nella chirurgia estetica le sue speranze di superare il problema. Nella maggioranza dei casi il difetto estetico o non esiste affatto o è davvero trascurabile. L’idea di avere un difetto estetico è soltanto una fissazione mentale, il più delle volte legata a problemi di relazione con gli altri e a una profonda insicurezza. La mente si aggrappa all’ illusoria speranza che tolto il difetto estetico come per miracolo tutto si risolverà. Si da così inizio ad una serie di interventi chirurgici correttivi, mai risolutivi, che alimentano la patologia psichica del soggetto. Anche per la dismorfofobia la soluzione si trasforma in un nuovo problema che richiede una nuova soluzione, la quale costruisce un ulteriore problema e così via in una escalation che spesso conduce a effetti concreti davvero tragici, con reali deformità prodotte dalla serie di interventi. Ciò che rende inevitabile questa catena di eventi è il fatto che dapprima il disformofobico, sulla scia della propria convinzione, tende a isolarsi dal contatto con gli altri per evitare la sofferenza e le crisi di panico scatenate dal sentirsi osservato e giudicato. Chiede disperatamente aiuto ai familiari e propone loro quella che per lui è l’unica soluzione del suo problema e della sua sofferenza. Il dismorfofobico generalmente rifiuta la psicoterapia, essendo convinto di avere un reale difetto estetico e non una sbagliata percezione di sè; spesso giunge in terapia solo a disastro compiuto.   Letture consigliate: Nardone, G.; Portelli, C. (2013), “Ossessioni, compulsioni, manie: la terapia in tempi brevi”, Ponte alle Grazie, Milano Nardone, G. (2003), “Non c’è notte che non veda il giorno”, Ponte alle Grazie, Milano CONTATTIAMI PER UN PRIMO COLLOQUIO RISERVATO Il tuo nome (richiesto) La tua email (richiesto) Il tuo messaggio Consenso al trattamento dei dati personali ai sensi dell'articolo 13 del D.lgs. n.196/2003 (Informativa sulla...

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La paura del rifiuto sociale: Fobia sociale

Scitto da il 27 Gen 2015 in Letture Consigliate |

La fobia sociale è una delle forme moderne del panico, chi soffre di questo disturbo non ha il dubbio e, quindi la paura del giudizio o del rifiuto altrui, ma ne è assolutamente certo. Il fobico sociale si sente rifiutato o giudicato male dagli altri; non ha soltanto paura che questo possa avvenire, ne è sicuro in partenza. Pertanto, egli si pone nei confronti degli altri in modo sempre diffidente e sospettoso, creando, proprio per il suo atteggiamento difensivo, quella disposizione nei suoi confronti che gli conferma il rifiuto o il giudizio negativo. Questo copione interpersonale porta, nel suo ripetersi, all’evoluzione dei rapporti sociali. Questa patologia provoca degli effetti molto drammatici di isolamento sociale, che possono limitare gravemente la vita di una persona, rendendola incapace di relazionarsi con gli altri e con il mondo. I casi più gravi conducono una vita limitata ai contatti con la propria famiglia di origine con la quale si sentono al sicuro; il terrore scatta nei confronti delle situazioni interpersonali dove si sentono sotto osservazione  o giudizio, così il fobico sociale vive nella costante vigilanza, tende all’evitamento delle situazioni di rischio, oppure si protegge con la compagnia di persone fidate.   Letture consigliate: Nardone, G,; Portelli, C. (2013), “Ossessioni, compulsioni, manie: la terapia in tempi brevi”, Ponte alle Grazie,...

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Cos’è l’attacco di panico e come funziona.

Scitto da il 21 Gen 2015 in Letture Consigliate, News |

“Immaginate di essere soli in mezzo a tanta gente, sentite la vostra mente sfuggirvi. Il cuore impazzito, la gola si riempie di aria e vi soffoca, la testa come sul ciglio di un precipizio oscilla di vertigine. La paura dilaga in voi, volete fuggire ma non si può fuggire da se stessi, dalle proprie sensazioni. La paura vi avvolge, vi strangola, cercate di controllarla ma è lei che controlla voi. Vi sembra di impazzire e di morire al tempo stesso. Benvenuti nel mondo del panico.”   L’attacco di panico puo’ essere definito la forma estrema della paura. Si tratta di una reazione messa in moto dalla percezione attraverso i nostri sensi o da immagini mentali che coinvolgono tutto l’organismo. Tutti i parametri utilizzati per misurare l’attivazione dell’organismo come battito cardiaco, ritmo respiratorio, sudorazione, vanno alle stelle. Solitamente è proprio questa rapida escalation di eventi che porta alla sensazione di perdita totale di controllo. Il fobico cerca continuamente di controllare o evitare le situazioni nelle quali si può scatenare l’escalation dalla paura al panico, ed è proprio questo tentativo di controllo che conduce alla perdita di controllo. La persona intrappolata nella paura patologica, tenta di limitarne gli effetti mettendo in atto una serie di scelte che finiscono per complicare ulteriormente il problema e gli effetti del disturbo. I due tipici copioni fondamentali che la persona mette in atto sono: tendenza a evitare le situazioni associate all’attacco di panico. Se una persona associa la paura dell’attacco di panico a una situazione (es. luoghi affollati,treno,macchina) di solito tende a evitarla. Ma il fatto stesso di aver evitato la situazione temuta conferma sia la sua pericolosità, sia la sensazione di incapacità del soggetto, aumentando la paura della volta successiva. Ciò significa che ogni evitamento ne prepara uno successivo, fino a costruirsi una catena di situazioni evitate che porta l’individuo alla completa incapacità di esporsi a situazioni ritenute come minacciose. E’ proprio fuga dopo fuga che si produce una sfiducia generalizzata del soggetto rispetto le proprie risorse, così egli eviterà sempre di più di esporsi fino alla totale inazione. Il secondo copione che la persona mette in atto nel tentativo di risolvere il problema è la richiesta di aiuto. La costante e reiterata richiesta di aiuto alle persone ritenute fidate sino alla totale dipendenza da altri individui. Il soggetto che ha completamente perso la fiducia nelle proprie capacità di fronteggiare le situazioni che ritiene critiche addossa ad altri la responsabiltà di aiutarlo, intervenendo nel caso di un attacco di panico o rassicurandolo per prevenire l’innescarsi del fenomeno. Se la persona procede per qualche mese con questa sequenza circolare di tentativo di controllo delle proprie reazioni-richiesta di aiuto e protezione -evitamento delle situazioni minacciose, giungerà...

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