“Madre apprensiva: un legame invalidante tra madre e figlio”

Scitto da il 21 Mag 2017 in News |

    “Sotto una campana di vetro non si vive”     Tra le forme più nobili di amore c’è quello materno che si manifesta principalmente nel nutrire, nel prendersi cura e nel proteggere. Tutte queste attenzioni consentiranno al bambino di crescere e, al tempo stesso, di filtrare il mondo esterno in una forma per lui “digeribile”. Tra i vari modi di proteggere il figlio vi è anche quello di cercare di prevenire e presentire ciò che potrebbe danneggiare o far male al bambino; la madre fa naturalmente tutto ciò, proprio perché tra le dotazioni che la maternità porta con sé vi è anche quella di “sintonizzarsi” in anticipo e di sviluppare una sorta di “coscienza diffusa” che permette di cogliere tra le tante sfumature, quelle che servono a preservare il proprio cucciolo. Ci sono però madri che vanno ben al di là di tutto questo; vivono costantemente quella fase simbiotica che in teoria dovrebbe esistere fino al 6 mese di età del proprio bimbo, in cui realmente il bebè non riconosce il proprio “Io” da quello della mamma e la sua vita e la sua sopravvivenza dipendono dalle cure e dalla presenza materna. Apparentemente non ci si sarebbe niente di male nel voler proteggere i proprio figli a tutti i costi, ma qui stiamo parlando di mamme che non hanno ben chiaro in mente la suddivisione tra la loro identità e quella dei loro figli. Di conseguenza, sviluppano ansia ed apprensività eccessive tali da bloccare le possibilità del bambino, a maggior ragione quando si appresta ad esplorare il mondo, toccando e sperimentando tutto ciò che gli capita a tiro. Certo è che questa donna sviluppa delle antenne abnormi che, anziché segnalare pericoli reali, finiscono per segnalare quelli inesistenti che però hanno uno straordinario peso ai suoi occhi. In questo modo la madre finisce per proiettare sul figlio paure ed apprensioni che sono sue e, in questo strano gioco, non resta all’interno dei suoi confini ma si confonde pienamente con il figlio, mandandogli messaggi contorti che lo bloccano nel fare le esperienze che invece gli sono necessarie per crescere. Ma che cosa proietta sul suo bambino? Di solito la fragilità, la vulnerabilità e il senso di impotenza che le fa credere che lui non sia sufficientemente strumentato per affrontare la vita, e, contemporaneamente le consente anche di pensare che lei invece sia onnipotente e forte al punto da salvaguardarlo da qualunque difficoltà della vita. Queste donne spesso fanno anche funzioni che invece dovrebbero fare i figli: infatti, nel percepirli costantemente troppo gracili ed incapaci di crescere, queste madri si sostituiscono ai figli anche in quei piccoli doveri quotidiani che potrebbero favorire lo sviluppo del senso di responsabilità necessario per...

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Ansia e depressione: gli effetti dei social….”Instagram è il peggiore”.

Scitto da il 21 Mag 2017 in News |

“Come se fosse un circolo vizioso: quando otteniamo i ‘Like’ che fortemente desideriamo non ci sentiamo affatto meglio né facciamo passi avanti. Anzi, sembrerebbe verificato il contrario: più dipendiamo dai clic altrui più abbiamo scarsa fiducia in noi stessi” Un’indagine britannica della Royal Society for Public Health su un gruppo di giovani fra i 14 e i 24 anni sostiene che la piattaforma di Kevin Systrom sia la più deleteria per la salute mentale. Dall’altro capo della classifica YouTube. I SOCIAL NETWORK fanno male? Ci risiamo. Stavolta è niente meno che la Royal Society for Public Health britannica, insieme allo Young Health Movement, a sondare il terreno e piazzare sul banco degli imputati Instagram. Secondo un’indagine svolta su 1.479 giovani fra i 14 e i 24 anni (ma solo nel Regno Unito) la piattaforma di condivisione foto e video, arricchitasi negli ultimi mesi di numerose funzioni come le Storie, sarebbe la peggiore per quello che riguarda la salute mentale. E d’altronde, a dirla tutta, non è neanche una novità visto che da anni finisce ciclicamente sotto accusa per la sua natura, in grado di costruire con gli hashtag più diversi e criptici nicchie di contenuti problematici e disturbanti, da quelli proanoressia fino ai più complessi fenomeni giovanili di autolesionismo. Stavolta però la faccenda sembra diversa. Fra le cinque piattaforme sottoposte alla valutazione del campione (le altre erano Facebook, Twitter, Snapchat e YouTube) quella fondata da Kevin Systrom è stata indicata come la peggiore in termini di effetti sulla salute e sul benessere psicologico. Il giudizio è in realtà più sfumato e per certi versi appare perfino contraddittorio: mentre Instagram ha raccolto punteggi elevati in termini di promozione della propria identità, quindi un’app positiva per l’espressività, è anche percepita negativamente per quanto riguarda ansia, depressione e per la celebre Fomo, la “fear of missing out”, la sindrome da esclusione che getta le persone nel panico quando sono disconnesse e non possono seguire costantemente gli aggiornamenti in bacheca.Dall’altra parte della breve classifica si piazza invece YouTube che, mentre non creerebbe problemi sotto l’aspetto emotivo, di consapevolezza di se e della costruzione di una comunità, non sarebbe invece il massimo per il sonno. Ma la notizia è ovviamente quella di Instagram: un altro studio, stavolta firmato dall’American Academy of Pediatrics e pubblicato all’inizio dell’anno, aveva già sottolineato come la pressione di rappresentazioni poco realistiche del corpo e il clima di continua festa ed esaltazione promosso da profili molto popolari, seguiti da milioni di utenti, potrebbe stimolare depressione e soprattutto peggiorare condizioni di disagio preesistenti. “È interessante notare che Instagram e Snapchat, i peggiori in classifica per il benessere e la salute, siano entrambe piattaforme che ruotano intorno all’immagine e sembra che possano...

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Psicoterapia contro psicofarmaci

Scitto da il 5 Mar 2017 in News |

Psicofarmaci: triste primato, la Toscana è la regione dove il consumo è più alto Nell’ultimo anno sono state consumate 59,6 dosi al giorno ogni mille abitanti contro una media nazionale di 39,6 dosi Ultimo aggiornamento: 3 marzo 2017 Pillole Firenze, 3 marzo 2017 – Psicofarmaci: la Toscana è la regione italiana dove è stato maggiore l’aumento del consumo di questo genere di farmaci: nell’ultimo anno sono state consumate 59,6 dosi al giorno ogni mille abitanti contro una media nazionale di 39,6 dosi. Il dato è stato reso noto per annunciare a Firenze, grazie all’Ordine degli psicologi della Toscana, la presentazione del Sistema Core-Om, (Clinical Outcomes in Routine Evaluetion) per diffondere maggiormente la psicoterapia. Lo strumento, che sarà illustrato domani durante il convegno “Outcome Measurement and Management in Psychology” e già utilizzato da alcune Asl toscane in via sperimentale, è nato per essere utilizzato dal maggior numero possibile di persone, sia pazienti che operatori, per “far uscire allo scoperto la psicoterapia”. “Per il sistema sanitario è un’esigenza investire in trattamenti che rispondano alla richiesta di salute del cittadino e allo stesso tempo permettano un’ottimizzazione della spesa sanitaria, – afferma Lauro Mengheri, presidente dell’Ordine degli Psicologi della Toscana -. Le ricerche internazionali dimostrano che la psicoterapia porta un miglioramento clinicamente significativo con effetti a lunga durata, superiori ai trattamenti soltanto farmacologici”. Articolo tratto da “La nazione” del 3 marzo...

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Gli errori delle donne in (amore)

Scitto da il 1 Mar 2017 in News |

TIPOLOGIE FEMMINILI NELLE RELAZIONI DI COPPIA Quando le nostre relazioni finiscono inesorabilmente sempre nella medesima maniera significa che mettiamo in atto dei meccanismi che ci conducono verso lo stesso finale indipendentemente dalla persona che abbiamo accanto. Siamo molto abili nel raccontarci “storie” che possono giustificare la chiusura di una relazione, diventiamo sempre più  bravi nel non renderci conto che siamo artefici del nostro destino amoroso. Quante volte sentiamo frasi del tipo: “sono proprio sfortunato, incontro sempre la persona sbagliata” oppure “ gli ho dato tutto quello che mi ha chiesto ma non andava mai bene” oppure “sbaglio sempre, rimarrò sola ormai”. Questi sono solo alcuni esempi che sintetizzano le modalità disfunzionali che conducono ad un esito fallimentare la propria relazione poiché nella maggior parte dei casi o tendono esclusivamente a colpevolizzare il partner, deresponsabilizzando chi le pronuncia oppure esprimono un forte sentimento di autocommiserazione. Siamo sprovvisti della chiave di lettura fondamentale secondo cui entrambi i componenti della coppia sono artefici dell’andamento, del successo o dell’insuccesso della relazione. Il modo con cui viviamo e gestiamo un rapporto di coppia può essere ricondotto a precise modalità di relazione che abbiamo appreso e interiorizzato nel corso della nostra esistenza, definite “copioni di vita”. Il problema nasce nel momento in cui mettiamo in pratica sempre lo stesso copione anche di fronte a risultati fallimentari e deludenti, come se fossimo imprigionati in un ruolo da cui non riusciamo più a liberarci. I nostri copioni di vita hanno uno scopo adattivo che diventa disadattivo quando non siamo in grado di modificarli in funzione del divenire della relazione. Ogni copione deve essere abbastanza flessibile per garantire una buona capacità di adattamento al nostro contesto relazionale, la sua rigidità determina uno stallo rispetto all’evoluzione dinamica del rapporto, che rischia di entrare in crisi. 17 tipologie di donne in amore Lo psicologo psicoterapeuta G. Nardone, nel suo libro “Gli errori delle donne in amore” ha individuato diciasette copioni di vita che diventano disfunzionali dal momento in cui si irrigidiscono nelle loro modalità e non si modificano in funzione delle condizioni del contesto relazionale. 1) La fata Si distingue per la costante tendenza ad evitare il conflitto e il confronto acceso, poiché  vuole superare i contrasti ad ogni costo ed è disposta a passare sopra ogni angheria subita pur di mantenere la relazione immersa in una apparente serenità. Di solito questa tipologia di donna si lega ad un uomo maleducato e scorretto che la maltratta continuamente. 2) La cercatrice del principe azzurro E’ una donna con una alta stima di sé, intelligente e bella che aspira a trovare l’uomo dei suoi sogni. La sua lunga ricerca termina con l’accontentarsi di un uomo che non corrisponde ai propri canoni, ripiegando su una...

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Genitori bugiardi……figli insicuri

Scitto da il 12 Nov 2016 in News |

“Fammi male con la verità ma non ferirmi con una bugia“ Non amo dire le bugie ma non posso affermare di non averne detta qualcuna. La verità è che tutti mentiamo, anche chi è convinto di dire sempre la verità o di dire “bugie a fin di bene”! Ci sono bugie e bugie…. C’è la bugia “bianca”, che si dice per educazione e per non ferire la sensibilità altrui: “Questo vestito ti sta benissimo”. La bugia utilitaristica, usata spesso sul lavoro per evitare un incarico difficile o noioso: “Direttore, me ne occuperei volentieri io, ma devo aiutare mia zia a traslocare”. La bugia di autopresentazione, una “piccola” forzatura della realtà per apparire più interessanti o attraenti: “Ho scalato l’Everest senza ossigeno”. La bugia protettiva, classica “di coppia”, alla quale si ricorre per non far scoprire un tradimento al partner: “Ieri non mi hai trovato a casa perché ho dormito da un’amica”. L’omissione, che non è una vera e propria menzogna, ma una verità taciuta. E poi, la nobilissima bugia a fin di bene, che ha l’obiettivo di risparmiare un dispiacere a un’altra persona: “Guarda che il tuo ex fidanzato mi ha detto che ti ama ancora” ed è tipica di chi si attribuisce compiti di controllo e gestione all’interno di un rapporto. Poi ci sono le bugie che diciamo ai bambini Siamo soliti mentire ai nostri figli, magari non per cattiveria, ma perchè non sappiamo come toglierci d’impaccio quando siamo stanchi! Quando richiedono “quel giocattolo” ogni santo giorno, mattina e sera. Mentiamo quando vogliamo un attimo di tregua e loro non hanno la minima intenzione di concedercene una oppure quando non “possiamo” assolutamente dire loro la verità! Ma è giusto mentire a un bambino? Qualche volta una bugia a fin di bene con un bambino può essere opportuna. Ad esempio elogiare quello scarabocchio fatto da nostro figlio è un modo di incoraggiare il piccolo a disegnare; elogiare il piccolo nelle sue piccole conquiste anche se non ottimali. Parliamo di bugia pedagogica, quella da raccontare ai bambini per gratificarli: “Mamma, ti piace il mio disegno?”, “Certo, è meraviglioso”. Tuttavia, rispetto a tutto il resto, è sempre opportuno valutare se la bugia sia davvero necessaria prima di pronunciarla. Genitori bugiardi, perchè Lo fanno per varie ragioni, che vanno dall’ottenerne dei vantaggi personali, (cioè per prevenire i capricci o per evitare che i bimbi parlino troppo), al proteggerli da eventi traumatici. Le bugie comode E’ inevitabile che i bambini qualche volta si comportino in maniera maleducata o diano fastidio ai genitori. E’ normale quindi che i genitori cerchino di mettere in atto una serie di strategie, compresa la bugia, per ottenere la loro obbedienza. Ad esempio, molti genitori, dicono ai bambini che succederà loro...

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Genitori in ostaggio dei figli: la sindrome dell’imperatore, i bambini tiranni

Scitto da il 16 Ott 2016 in News |

“Un bambino che presenta la sindrome dell’imperatore dà gli ordini, detta le leggi e comanda sia su se stesso, sia sugli altri” Se l’educazione ha un’influenza così preponderante sul futuro comportamento del bambino, è necessario che i genitori imparino qual è il modo migliore di educare i propri figli. È importante evitare certi comportamenti, spesso messi in atto con le migliori intenzioni, ma che possono risultare controproducenti a medio o lungo termine. 1. Permettere qualsiasi cosa al bambino Se al bambino viene concesso tutto, pian piano inizierà a credere che ha il diritto di ricevere tutto quello che vuole, in modo immediato, qualunque cosa sia. Per questo motivo, se cresce con quest’idea, quando un giorno qualcuno gli negherà quello che ha chiesto, il bambino tiranno proverà una tale rabbia da fare qualsiasi cosa pur di vedere soddisfatte le sue aspettative. Lo fa perché è abituato in questo modo e crede che sia così che funzioni. Attraverso la rabbia, il bambino finirà col controllare la volontà e l’autorità dei genitori, che si sentiranno messi al guinzaglio. 2. Non permettere che il bambino provi frustrazione La frustrazione è un’emozione sana e normale, fa parte della vita. Non sempre le cose vanno come desideravamo, a volte la vita ci volta le spalle e dobbiamo imparare a tollerarlo. Non saper tollerare la frustrazione comporta diversi problemi emotivi, sia nei bambini sia negli adulti. Che ci piaccia o meno, la vita non è fatta su misura per noi, e troveremo spesso degli ostacoli sul nostro cammino. Se non insegniamo ai bambini ad accettare la frustrazione e cerchiamo in tutti modi che ottenga ciò che vuole o gli rendiamo la vita facile di fronte a qualsiasi problema, creeremo un bambino tiranno, un bambino incapace di accettare l’idea che il mondo non giri intorno a lui. 3. Risolvere tutti i problemi del bambino È molto importante che i bambini, sin da piccoli, inizino a risolvere i loro problemi da soli o con un piccolo aiuto da parte nostra. Quando parliamo di “problemi”, naturalmente, facciamo riferimento ai piccoli ostacoli accettabili alla loro età. Per esempio, se il bambino ci chiede di allacciargli le scarpe quando ormai è abbastanza grande per farlo da solo e, inoltre, sappiamo che ne è capace, non dobbiamo cedere alla tentazione di aiutarlo o farlo noi. Forse allacciarsi le scarpe è un compito noioso e il bambino preferirebbe che lo facessero i genitori, ma non è così che funziona. Il bambino deve sapere che la vita non è sempre facile e confortevole, e deve imparare a cavarsela da solo. In caso contrario, ogni volta che troverà un ostacolo nella vita, non metterà in atto le strategie necessarie per risolverlo, perché non gli avremo nemmeno dato la possibilità di svilupparle. 4. Insegnargli che i...

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