La dismorfofobia è un disturbo decisamente moderno poiché è legato al crescente sviluppo del senso estetico come fenomeno sociale e all’evoluzione della chirurgia estetica. La medicina estetica in sè è certamente una cosa buona, utile e preziosa, ma l’uso eccessivo o improprio può renderla decisamente dannosa o pericolosa. E’ proprio quello che succede quando ci troviamo davanti una persona che si fissa su una pecularietà estetica che rifiuta, che vive come un tormento in grado di scatenare reazioni di panico al solo incrociare uno specchio o uno sguardo indiscreto, e ripone nella chirurgia estetica le sue speranze di superare il problema. Nella maggioranza dei casi il difetto estetico o non esiste affatto o è davvero trascurabile. L’idea di avere un difetto estetico è soltanto una fissazione mentale, il più delle volte legata a problemi di relazione con gli altri e a una profonda insicurezza.

La mente si aggrappa all’ illusoria speranza che tolto il difetto estetico come per miracolo tutto si risolverà.
Si da così inizio ad una serie di interventi chirurgici correttivi, mai risolutivi, che alimentano la patologia psichica del soggetto. Anche per la dismorfofobia la soluzione si trasforma in un nuovo problema che richiede una nuova soluzione, la quale costruisce un ulteriore problema e così via in una escalation che spesso conduce a effetti concreti davvero tragici, con reali deformità prodotte dalla serie di interventi. Ciò che rende inevitabile questa catena di eventi è il fatto che dapprima il disformofobico, sulla scia della propria convinzione, tende a isolarsi dal contatto con gli altri per evitare la sofferenza e le crisi di panico scatenate dal sentirsi osservato e giudicato.
Chiede disperatamente aiuto ai familiari e propone loro quella che per lui è l’unica soluzione del suo problema e della sua sofferenza. Il dismorfofobico generalmente rifiuta la psicoterapia, essendo convinto di avere un reale difetto estetico e non una sbagliata percezione di sè; spesso giunge in terapia solo a disastro compiuto.

 

Letture consigliate:

  • Nardone, G.; Portelli, C. (2013), “Ossessioni, compulsioni, manie: la terapia in tempi brevi”, Ponte alle Grazie, Milano
  • Nardone, G. (2003), “Non c’è notte che non veda il giorno”, Ponte alle Grazie, Milano

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