bambini iperprotetti zampoli giulia

 

 

“Sotto una campana di vetro non si vive”

 

 

Tra le forme più nobili di amore c’è quello materno che si manifesta principalmente nel nutrire, nel prendersi cura e nel proteggere. Tutte queste attenzioni consentiranno al bambino di crescere e, al tempo stesso, di filtrare il mondo esterno in una forma per lui “digeribile”.

Tra i vari modi di proteggere il figlio vi è anche quello di cercare di prevenire e presentire ciò che potrebbe danneggiare o far male al bambino; la madre fa naturalmente tutto ciò, proprio perché tra le dotazioni che la maternità porta con sé vi è anche quella di “sintonizzarsi” in anticipo e di sviluppare una sorta di “coscienza diffusa” che permette di cogliere tra le tante sfumature, quelle che servono a preservare il proprio cucciolo.

Ci sono però madri che vanno ben al di là di tutto questo; vivono costantemente quella fase simbiotica che in teoria dovrebbe esistere fino al 6 mese di età del proprio bimbo, in cui realmente il bebè non riconosce il proprio “Io” da quello della mamma e la sua vita e la sua sopravvivenza dipendono dalle cure e dalla presenza materna.

Apparentemente non ci si sarebbe niente di male nel voler proteggere i proprio figli a tutti i costi, ma qui stiamo parlando di mamme che non hanno ben chiaro in mente la suddivisione tra la loro identità e quella dei loro figli.

Di conseguenza, sviluppano ansia ed apprensività eccessive tali da bloccare le possibilità del bambino, a maggior ragione quando si appresta ad esplorare il mondo, toccando e sperimentando tutto ciò che gli capita a tiro.
Certo è che questa donna sviluppa delle antenne abnormi che, anziché segnalare pericoli reali, finiscono per segnalare quelli inesistenti che però hanno uno straordinario peso ai suoi occhi.

In questo modo la madre finisce per proiettare sul figlio paure ed apprensioni che sono sue e, in questo strano gioco, non resta all’interno dei suoi confini ma si confonde pienamente con il figlio, mandandogli messaggi contorti che lo bloccano nel fare le esperienze che invece gli sono necessarie per crescere.

Ma che cosa proietta sul suo bambino?

Di solito la fragilità, la vulnerabilità e il senso di impotenza che le fa credere che lui non sia sufficientemente strumentato per affrontare la vita, e, contemporaneamente le consente anche di pensare che lei invece sia onnipotente e forte al punto da salvaguardarlo da qualunque difficoltà della vita.

Queste donne spesso fanno anche funzioni che invece dovrebbero fare i figli: infatti, nel percepirli costantemente troppo gracili ed incapaci di crescere, queste madri si sostituiscono ai figli anche in quei piccoli doveri quotidiani che potrebbero favorire lo sviluppo del senso di responsabilità necessario per l’autonomia.

In questo modo, anziché considerarlo una persona separata da lei che gradualmente sta affrontando la vita in base alle sue capacità, lo blocca e lo imprigiona in una condizione da “eterno infante” che avrà conseguenze tragiche nell’adolescenza e nella maturità.

Infatti, questa modalità di pensare va ad imprimersi drammaticamente sulla psiche del figlio che si vede rimandare costantemente una immagine di impossibilità, di fragilità e di impotenza che intaccheranno la sua personalità crescente invitandolo alla passività dovuta alla sensazione di incapacità: una mina profonda alla futura autostima.

L’aggressività implosa nelle madri troppo apprensive

Dietro a questi comportamenti ci sono ovviamente anche componenti aggressive della madre che andrebbero esplorate: infatti, chi vede male e paura ovunque, proietta la propria aggressività all’esterno che, nel caso, può essere letta come una “paura personale di far del male al bambino”.

E’ importante dunque che la donna che deve crescere un figlio si renda conto e affronti consciamente la sua aggressività in modo da poter permettere alla sua creatura lo sviluppo dell’autonomia e l’esercizio della volontà che altrimenti viene frustrata e schiacciata.

Come costruire un legame sano con il figlio?

Attraverso l’amore che nutrono per i loro figli possono superare le paure e le apprensioni personali; in questo modo possono gradualmente risolvere i problemi di aggressività latenti in modo da usarla consciamente per costruire il proprio processo di indipendenza e di autonomia che favorirà automaticamente la libertà e la volontà di cui il figlio ha bisogno per diventare grande.

La fiducia in vostro figlio è l’ingrediente fondamentale che vi consentirà’ di trasformarvi da genitore troppo apprensivo in genitore sicuro e fiducioso. Fidatevi del vostro istinto. Coltivatelo! Ricordate che la maggior parte delle catastrofi che temete, per fortuna, non si verificheranno ma i momenti di gioia e serenità a cui rinunciate, nel tentativo di tenere tutto sotto controllo, saranno persi per sempre.

Smettete di preoccuparvi, molto probabilmente le cose andranno esattamente come devono andare indipendentemente dalla vostra preoccupazione, usate invece le vostre energie per guardare negli occhi vostro figlio, per conoscerlo, per fargli capire che ci siete e che avete fiducia in lui. Sarete ripagati.

Lasciate che vostro figlio sbagli, lasciate che provi a fare da solo. Il vostro compito come genitore non è quello di sostituirvi a lui per poterlo proteggere meglio, ma essere presente con un sorriso quando, dopo una caduta, avrà bisogno di un abbraccio e magari anche di un piccolo cerotto.