Le diete si fanno con la testa, non con la bocca.

Se prendiamo in considerazione le numerosi diete che ci sono ai giorni d’oggi ci rendiamo conto di un fatto per così dire paradossale, ossia: tutte le diete sono efficaci ma nessuna funziona effettivamente.
Le tantissime diete sono in grado di produrre effetti di reale dimagrimento in chi le segue, il problema si presenta nel mantenimento del risultato ottenuto. Solitamente la maggioranza delle persone dopo un po’ abbandona la dieta e finisce per riprendere peso, molte volte con gli interessi. Il problema di ogni dieta è nel mantenere i risultati nel tempo, è quindi opportuno capire che cosa non permette di mantenere nel tempo una dieta. Quello che rende fallimentare una dieta è che si basano tutte sull’idea del controllo, della limitazione e del sacrificio.
Di conseguenza, prima o poi, diventano insopportabili poiché si scontrano con la sensazione fondamentale su cui si basa il nostro rapporto con il cibo: il piacere. Nella nostra società il mangiare non è un dovere ma un piacere, basti pensare che i disordini alimentari non esistono nelle popolazioni che vivono la carenza alimentare.
Le inevitabili reazioni che emergono durante o dopo un periodo di restrizione alimentare sono numerose, ma tutte hanno in comune l’effetto di un tentativo di controllo che fa perdere il controllo.

Di seguito sono elencate le usuali modalità fallimentari messe in atto per ottenere e mantenere una linea perfetta

Più mi astengo e più desidero:
una dieta basata sulla restrizione alimentare con un’attenta selezione di cibi fa si che ciò che viene proibito perchè calorico divenga anche il più desiderato.

Il successo che alimenta l’insuccesso:
riuscire a stare a dieta raggiungendo il peso desiderato per un po’, e poi perdere il controllo e ingrassare di nuovo.

Mi lascio andare tanto non ce la faccio:
dopo ripetuti fallimenti la persona reagisce lasciandosi andare abbandonandosi completamente al piacere di mangiare e bere interrompendo ogni forma di attività motoria. Frustrate per i vari insuccessi si ribellano lasciandosi andare ai piaceri della tavola senza nessun freno. E’ questo uno dei tanti effetti devastanti dell’evoluzione della famiglia sempre più iperprotettiva e permissiva nei confronti dei figli.

Devo consumare più di quanto mangio:
l’esrcizio fisico quotidiano prolungato nel tempo diventa una vera e propria ossessione, spesso l’appetito aumenta e quindi aumenta anche l’esercizio fisico e così via arrivando ad un inevitabile crollo, con cessazione di attività fisica con immediato aumento di peso, l’ennesima sconfitta!

Se mangio troppo dopo vomito:
questa è la forma più perversa e più diffusa di tutte.Vomitare il cibo dopo averlo mangiato e gustato generando nell’organismo una naturale forma di difesa, ossia trattenere tutto ciò che viene ingerito. Questo provoca un aumento di peso più velocemente e con minori quantità di cibo.

La pasticca miracolosa:
questa è sicuramente la modalità fallimentare più moderna e più comoda per coloro che hanno scarsa volontà, gli sconfitti e gli arresi.
Chi è incapace di seguire una dieta di solito si affida a soluzioni che non richiedano sforzi. I famosi anoressizzanti, sostanze in grado di ridurre l’appetito, producono un ipereccitazione costanze causando pericolosi effetti sull’umore con sbalzi tra depressione e ipomaniacalità. L’utilizzo del farmaco aumenta il senso personale di incapacità e la sfiducia nelle proprie risorse.

 

Letture consigliate:

  • Nardone, G. (2007), “La dieta paradossale”, Ponte alle Grazie, Milano

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